All’incontro, svoltosi nella Sala dei Corazzieri del Quirinale, ha preso parte, nelle vesti di Consigliere Nazionale dell’Unione, Annamaria Palummo: “Da Mattarella parole volte a riaffermare la dimensione della disabilità come nobile opportunità”.
Il Presidente della Repubblica ha ricevuto una delegazione dell’UICI e della IAPB: “Servono attenzione, sensibilità, rispetto”.
da Roma
“La gentilezza con cui il Presidente Mattarella ci ha accolto e le parole che ci ha rivolto costituiscono per noi ciechi ed ipovedenti un grande motivo di gioia ed uno sprone a proseguire il nostro impegno sulla strada della piena integrazione, della difesa dei diritti, del lavoro, dell’istruzione, delle pari opportunità, nella consapevolezza di rendere, in tal modo, non solo un servizio alle nostre sorelle e ai nostri fratelli affetti da disabilità visiva, ma di offrire nuove prospettive e opportunità di crescita civile e sociale al Sistema Paese, nel suo complesso, come, del resto, ha sottolineato, con acuta sensibilità, il Capo dello Stato durante il suo accorato intervento”: nelle considerazioni di Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, c’è tutta la gioia, tutta l’emozione, tutta la determinazione che solo un momento importante, bello, indimenticabile, qual è un incontro con il Presidente della Repubblica, riesce a suscitare. Una gioia ed un’emozione che lo scorso 3 dicembre ha alitato nel Palazzo del Quirinale, sotto lo scintillante soffitto della Sala dei Corazzieri, dove il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, ha, per l’appunto, ricevuto il Consiglio Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e la dirigenza della sezione italiana dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità, guidate, rispettivamente dal dottor Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell’UICI, e dall’avvocato Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia, i quali, nei loro interventi di saluto, hanno esposto al Presidente della Repubblica alcune delle questioni e delle aspettative inerenti alla realtà complessa e multiforme della cecità e dell’ipovisione. Interventi molto articolati e esaustivi, resi ancor più preziosi ed incisivi da quello che, certamente è stato l’intervento più bello e incisivo: quello di un bambino ipovedente, del piccolo Francesco, il quale, con una toccante poesia, ha tratteggiato, nella forma più aulica possibile, non disgiunta da una grinta venata di dolcezza, la difficile quotidianità di chi, non avendo la possibilità di cogliere autonomamente i colori e le possibilità che la vita dischiude davanti ai nostri occhi, cerca la luce di una normale esistenza nella presa di coscienza, da parte dell’intera società, ad iniziare dalle istituzioni, di essere “tutti gli stessi”. Una richiesta d’attenzione commovente, verso cui il Capo dello Stato ha palesato grande umanità e attenzione; quell’umanità e quell’attenzione, verso una dimensione dell’esistenza a volte marginalizzata, che il Presidente della Repubblica ha ulteriormente mostrato nel prendere la parola: “La vostra presenza qui assume – ha affermato Mattarella – un significato particolare. La disabilità è un concetto molto esteso: dentro questo grande insieme, questo contenitore vi sono tante condizioni diverse e tante categorie, con le loro specifiche problematiche complesse, che vanno esaminate, affrontate e risolte, sempre tenendo conto della loro specificità. Occorre sempre rammentare che dietro l’espressione persona con disabilità vi è, appunto, una persona, che parte da condizioni svantaggiate, ma che non può essere destinatario di minor considerazione perché necessita di sostegno; al contrario, gli va rivolta maggior attenzione. L’inclusione, il sostegno, il supporto non sono soltanto dei vostri diritti, di cui sollecitare con forza il rispetto. Costituiscono anche uno specifico dovere di uno Stato moderno e democratico. La nostra Costituzione, in particolare, prevede e richiede un ruolo attivo dello Stato nel favorire un’eguaglianza sostanziale, e non soltanto nominale o formale tra i cittadini: l’articolo 3 affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, di ogni persona umana. Non sempre – lo sappiamo bene – ci siamo riusciti. A una legislazione molto avanzata nel nostro Paese non ha fatto sempre seguito l’attuazione di politiche adeguate, anche a causa della costante carenza di risorse finanziarie. La vostra vita quotidiana è irta di ostacoli materiali e culturali, è contrassegnata dalle difficoltà. Voi non vi siete arresi. Avete sollecitato con forza il rispetto dei vostri diritti, ma anche manifestato la vostra volontà di contribuire alla crescita civile e sociale del nostro Paese”. Per cui, “dobbiamo portare a compimento – ha proseguito Mattarella –, insieme, un cambiamento cominciato ormai parecchi anni fa: le persone con disabilità non devono essere solo i destinatari delle politiche di sostegno a loro dedicate. Devono essere e diventare davvero soggetti attivi, delle decisioni legislative e amministrative che li riguardano. Perché non c’è nessuno che possa conoscere e rappresentare i problemi di una categoria di persone meglio di chi questi problemi li vive giorno dopo giorno. Sapete bene, sapete meglio di me che una piena inclusione delle persone con disabilità visiva passa attraverso alcuni nodi centrali. Sono essenziali, in particolare, i temi dell’istruzione, del lavoro e della prevenzione”, ha evidenziato il Capo dello Stato, ponendo, altresì l’accento sul ruolo delle istituzioni, che “devono aiutarvi anche per garantirvi altri diritti fondamentali, compreso quello alla fruizione della cultura e dell’arte che, senza sostegni adeguati, vi sarebbe negato. Tutto questo riguarda le istituzioni che, a partire dai livelli locali, devono impegnarsi a fondo. Ho ascoltato con attenzione l’indicazione di alcuni problemi poc’anzi evidenziati e assicuro il mio impegno per seguirne la risoluzione. Accanto, però, al ruolo delle Istituzioni vi è un’altra esigenza molto importante. Vi è anche un bisogno molto grande di indurre i nostri concittadini, cominciando dai giovani, a un approccio diverso da quello che abitualmente si riscontra nei vostri confronti, nei confronti di tutte le persone con disabilità. Servono attenzione, sensibilità, rispetto. Per chi non vede o per chi cammina grazie a una carrozzella, un’automobile parcheggiata sulle strisce pedonali, o davanti agli scivoli, un rifiuto ingombrante lasciato sul marciapiede, un semaforo che non funziona, un ascensore guasto diventano un ostacolo o una barriera insormontabili. Vorrei dirvi, per questo, che non c’è cecità peggiore di chi chiude gli occhi di fronte alle difficoltà degli altri. Di chi si sottrae al dovere, elementare, di rendersi conto e farsi carico dei problemi degli altri. Chi invece mostra un sincero atteggiamento di solidarietà e di premura verso chi è in difficoltà, avverte gratificazione. Aiutare gli altri, più che un dovere, è un arricchimento della propria vita. Vorrei sottolineare anch’io, come ha detto poc’anzi Francesco e lo ringrazio, siamo tutti gli stessi. E’ questa una definizione – ha concluso il Presidente della Repubblica – che andrebbe costantemente ripetuta, sottolineata e posta in evidenza”. Grande l’applauso riservato a Mattarella, il quale, al termine della cerimonia, s’è a lungo intrattenuto con la delegazione presente nella Sala dei Corazzieri, non facendo mancare a nessuno un sorriso, una parola e una stretta di mano. Uscendo dal portone principale del Quirinale, “restano nella mente – ha osservato Annamaria Palummo – le parole del Presidente della Repubblica, in merito alla realtà della disabilità: parole sentite, sincere, vere, per nulla banali e di circostanza, accompagnate da una non comune affabilità, che ci rende orgogliosi d’essere cittadini di un Paese il cui massimo rappresentante dimostra tale vicinanza al nostro vissuto quotidiano”. Allo stesso modo, resta nella mente l’emozionante magnificenza di quella che, prima di diventare uno dei simboli dell’Italia repubblicana, fu la Reggia di Papi e re, proscenio della Storia, la Storia con la “S” maiuscola, la Storia attraverso cui s’è forgiata la nostra identità nazionale, ancora in via di definizione, invero; la Storia di cui tutti vogliamo essere parte. E tale presa di coscienza ha attinto nuova linfa sul Colle, nella Casa degli Italiani, ivi rappresentati, lo scorso 3 dicembre, da donne, uomini, bambini desiderosi solo di essere come gli altri: del resto, come ci ha ricordato Mattarella nel suo intervento, reiterando un concetto espresso poco prima dal piccolo Francesco, “siamo tutti gli stessi”. Una Verità, semplice e universale, veicolante una speranza; una speranza in più, per andare avanti, per tutti, per disabili e normodotati; una speranza in più per trovare il coronamento di nuove certezze.
Pierfrancesco Greco