Il Papa: “Viviamo con coraggio i nostri limiti. Non siamo soli”

Avvenire del 14-12-2014

Il Papa: “Viviamo con coraggio i nostri limiti. Non siamo soli”

La presenza delle persone disabili «provoca tutti a fare comunità, anzi, ad
essere comunità, ad accoglierci a vicenda con i nostri limiti. Perché tutti
abbiamo capacità, ma tutti abbiamo anche limiti!». È un invito a riscoprire
i valori trasmessi dalla testimonianza di santa Lucia, giovane martire del
terzo secolo, quello lanciato ieri da papa Francesco nel corso dell’incontro
con l’Unione italiana ciechi e ipovedenti, guidata dal presidente nazionale,
Mario Barbuto, che ha rivolto un saluto al Pontefice. L’udienza si è tenuta
in occasione della festa di santa Lucia, protettrice della vista, e della
Giornata nazionale del cieco. Nel suo discorso il Pontefice ha voluto
«accennare ad alcuni valori umani che la figura di santa Lucia ci
suggerisce». «Sottolineo: valori umani – ha spiegato il Papa -. Lucia li ha
vissuti in modo esemplare grazie alla sua fede in Cristo, ma sono
condivisibili da tutti».
Primo di tutti il coraggio: Lucia «era una giovane donna, inerme, ma ha
affrontato le torture e la morte violenta con grande coraggio, un coraggio
che le veniva da Cristo risorto, col quale era unita, e dallo Spirito Santo,
che abitava in lei – ha notato il Pontefice -. Tutti abbiamo bisogno di
coraggio per affrontare le prove della vita. In particolare le persone
cieche e ipovedenti ne hanno bisogno per non chiudersi, per non assumere un
atteggiamento vittimistico, ma al contrario aprirsi alla realtà, agli altri,
alla società; per imparare a conoscere e valorizzare le capacità che il
Signore ha posto in ciascuno, veramente in ciascuno, nessuno escluso!».
Un altro valore «ci viene suggerito da santa Lucia – ha proseguito
Bergoglio -, cioè il fatto che lei non era sola, ma faceva parte di una
comunità ». «Voi siete un’associazione – ha detto il Papa rivolgendosi ai
presenti -, e questo è un valore! Un’associazione non è una somma di
individui, è molto di più. Oggi c’è molto bisogno di vivere con gioia e
impegno la dimensione associativa, perché in questo momento storico è ‘in
ribasso’, non è fortemente sentita. Fare gruppo, essere solidali,
incontrarsi, condividere le esperienze, mettere in comune le risorse…
tutto questo fa parte del patrimonio civile di un popolo. E spesso le
persone che convivono con degli svantaggi o delle disabilità possono dire a
tutti, con la loro esperienza, che non siamo ‘monadi’, non siamo fatti per
essere isolati, ma per relazionarci, per completarci, aiutarci,
accompagnarci, sostenerci a vicenda». Anche perché, ha notato il Papa, tutti
«abbiamo dei limiti» e necessitiamo, q uindi, di essere accolti per quello
che siamo. Infine la dimensione del dono: Lucia, ha spiegato il Papa, «ha
vissuto questo nella forma e- strema del martirio, ma il valore del dono di
sé è universale: è il segreto della vera felicità. L’uomo non si realizza
pienamente nell’avere e neppure nel fare; si realizza nell’amare, cioè nel
donarsi. E questo può essere inteso anche come il segreto del nome ‘Lucia':
una persona è ‘luminosa’ nella misura in cui è un dono per gli altri. E ogni
persona, in realtà, lo è, è un dono prezioso!». Coraggio, comunità e dono:
vivere «questi valori può comportare anche oggi delle incomprensioni – ha
notato il Papa -, la fatica di andare a volte controcorrente; ma questo non
stupisce: la testimonianza richiede sempre di pagare di persona. Le odierne
società che puntano molto sui diritti ‘individualisti’ rischiano di
dimenticare la dimensioni della comunità e quella del dono gratuito di sé
per gli altri. Perciò – ha concluso Francesco – c’è ancora bisogno di
lottare, con l’esempio e l’intercessione di santa Lucia!».

di Matteo Liut

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